Intervista a
Giulia Gasparini curata da Christian Gonzales il 18.09.2009
Giulia
Gasparini nasce a Venezia il 13 marzo 1991. Uscita dalle
scuole medie con “buono”, attualmente frequenta il 5°
anno del liceo Sarpi. Inizia la pratica del karate all’età
di 7 anni; diventa cintura nera a 16 anni e lo scorso 31 maggio
ha conseguito il 2° dan. La prima gara alla quale
partecipò fu una di combattimento all’età di
9 anni. Vinse.
M°: Cara
Giulia, la prima domanda che ti pongo è una classica: cosa
ti ha spinta a fare karate? G: L’idea
veramente è partita da mia madre. Come fanno spesso i
genitori, si era informata presso amici e l’avevano
caldamente consigliata in favore dell’ACCADEMIA. Io ho
semplicemente seguito un suo consiglio. Poi la cosa mi preso
soprattutto quando mi hai introdotta nella squadra agonisti. M°:
Sei quindi competitiva? G:
Fortemente; amo essere sfidata. M°:
Ti consideri cocciuta? G:
Tantissimo, fino alla testardaggine. M°:
Se bilanciate da un cuore puro e da una mente umile, sono ottime
qualità per andare avanti nella vita.
M°:
Parliamo del campionato italiano 2007, quello di Roma. G:
Quello è proprio nel mio cuore! M°:
Come mai? G: Per
tutta una serie di motivi:
tanto per cominciare tu, M°, eri riuscito per la prima volta
a portarci ad una competizione di alto livello completamente
spesati dagli sponsor. Il viaggio in aereo, l’albergo, il
pulmino a nostra disposizione per andare dall’albergo al
palazzetto, le borse, le tute. Ci hai fatto sentire come una vera
e propria squadra di alto livello. Non solo, ma era il mio primo
volo e non stavo nelle pelle dall’eccitazione. Quando
arrivammo al palazzetto poi, la carica e l’energia che si
respirava là dentro era cosi forte e piena che la si
poteva tagliare con il coltello. Era pieno zeppo di atleti
ovunque. Fu, allo stesso tempo, bellissimo e terrificante. Quando
abbiamo cominciato a scaldarci io ho cominciato a concentrarmi
sulle mie tecniche preferite: kizami- zuki, giakuzuki,
mawashigeri. La finale fu, a mio avviso, un capolavoro di
intesa tra M° e allieva. Vi arrivai quasi senza rendermene
conto. Giungemmo allo spareggio e il nostro lungo lavoro in
palestra sulle tecniche codificate diede i suoi frutti. Ad un
certo punto infatti, tu mi facesti un segnale, che potremmo
definire criptato; il mio avversario non fu in grado di capirlo
ed io partii con la tecnica che tu mi suggeristi .Colsi
l’avversaria totalmente impreparata sconfiggendola. La
gioia, non solo mia, ma di tutta la squadra fu enorme. Mi
voltai e ti vidi felicissimo. M°:
Lo ero. M°: C’è un ponte tra il karate e la
tua vita personale? G: Certamente!
L’allenamento con te ed i miei compagni di squadra,
entrambi per me importantissimi, mi ha insegnato a concentrarmi
di più a scuola e a prenderla più seriamente.
Insieme a voi ho imparato a prendere le cose come una sfida per
migliorare ed andare avanti. M°:
A che tipo di persona consiglieresti di intraprendere la pratica
con noi? G: Il
tipo di karate
che noi facciamo è, secondo me, appropriato per le persone
fragili soprattutto dal punto di vista psicologico. M°:
Perché? G: Ritengo
che la paura svanisca soprattutto con la pratica: i colpi che
riceviamo possono essere una ottima scuola. Come tu ci insegni,
se invece di impaurirmi cerco di capire la modalità con la
quale i colpi sono giunti a bersaglio, imparerò sempre di
più come affrontarli e constaterò,oltretutto, che
se mi muoverò abbastanza velocemente potrò anche
pararli e schivarli. Tale processo aumenterà la mia
autostima e mi porterà, di conseguenza, ad avere maggior
fiducia nei miei mezzi fisici e tecnici, arrivando infine così
ad allontanare anche lo spettro della paura. M°:
Qual è il tuo sogno nel cassetto? G:
Un posto nella Squadra Nazionale italiana. M°:
Kata o Kumite? G:
Mi piacciono tutti e due ma preferisco il kumite! M°:
Per quale ragione? G:
Tanto per cominciare nel kumite si è in due mentre il kata
è una continua lotta solitaria. Nel
kata bisogna eseguire dei
movimenti difficilissimi in maniera impeccabile, e ciò è
già di per sé stimolante, ma nel kumite bisogna
usare la strategia, l’astuzia, capire il senso del lo
spazio e del tempo. Trovo
affascinante la tattica di battaglia. M°:
Cara Giulia ti ringrazio per la disponibilità. Continua su
questa strada. Oss G:
OSS, Maestro e grazie a te di tutto invece.
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